Non costituisce aiuto di Stato l’intervento di sostegno di un consorzio di diritto privato tra Banche a favore di un proprio membro

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La Commissione Europea, a seguito di un’indagine approfondita, con la Dec. 2016/1208/UE aveva concluso che l’intervento di sostegno ad una Banca Italiana da parte del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) fosse da interpretare come aiuto di Stato.

Il FITD è un consorzio di diritto privato tra banche e di tipo mutualistico, che dispone della facoltà d’intervenire a favore dei suoi membri, non solo a titolo di garanzia legale dei depositi prevista in caso di liquidazione coatta amministrativa di uno dei suoi membri (intervento obbligatorio), ma anche su base volontaria, conformemente al suo statuto, se tale intervento consente di ridurre gli oneri che possono risultare dalla garanzia dei depositi gravante sui suoi membri (interventi facoltativi, tra cui l’intervento facoltativo di sostegno o preventivo).

Nel 2014, dopo aver verificato la convenienza economica dell’intervento a favore di un Istituto di credito italiano, il FITD ha deciso di coprire il deficit patrimoniale dello stesso e di concedergli determinate garanzie. Tali misure sono state approvate dalla Banca d’Italia.

Con tre diverse domande giudiziali, successivamente riunite dal Tribunale in corso di causa, la Repubblica italiana (causa T-98/16), l’Istituto mutuatario (causa T-196/16), il FITD con un intervento ad adiuvandum della Banca d’Italia (causa T-198/16), hanno chiesto al Tribunale dell’Unione Europea di annullare la decisione della Commissione.

Con una sentenza che farà indubbiamente storia, la Terza Sezione Ampliata del Tribunale Europeo ha stabilito che la nozione di “aiuto concesso da uno Stato” ai sensi dell’art. 107 par. 1 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea per essere integrata deve presentare due condizioni distinte e cumulative: essere imputabile allo Stato ed essere concesso mediante risorse statali.

I Giudici Europei hanno osservato che l’erogazione a favore dell’Istituto di credito italiano è stata concessa da un ente privato, ossia il FITD che non agiva in esecuzione di un mandato pubblico.

Secondo il Tribunale il FITD è un consorzio di diritto privato che agisce, in forza del suo statuto, “per conto e nell’interesse delle consorziate”. Il Tribunale ha rilevato che l’intervento del FITD a favore della Banca italiana trae origine da una proposta presentata inizialmente dalla Banca medesima, conformemente allo statuto del FITD, utilizzando fondi forniti dalle banche membri del FITD, e nell’interesse dei membri del FITD.

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