La Consulta sull’applicabilità della sanzione più favorevole in materia di abusi di mercato

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I giudici meneghini di second’istanza (C. App. Milano, 19/03/2017) hanno sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’art. 6 co. 2 D. Lgs. 72/2015 attuativo della Dir. 2013/36/UE che modifica la Dir. 2002/87/CE e abroga la Dir. 2006/48/CE e la Dir. 2006/49/CE, in materia di accesso all’attività degli enti creditizi e la vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e sulle imprese di investimento.

Tale disposizione prevede la riduzione negli importi minimi e massimi – in applicazione della c.d. regola della dequintuplicazione – di alcune sanzioni amministrative contenute negli artt. 187-bis e 187-ter del D. Lgs. 58/1998 (TUF) disponendo tuttavia che tale ridimensionamento avrebbe trovato applicazione solo con riferimento “alle violazioni commesse dopo l’entrata in vigore delle disposizioni adottate dalla Consob”.

La Corte Costituzionale ha ritenuto che tali sanzioni previste per l’abuso di informazioni privilegiate hanno natura “punitiva” e, come tali, rientrano come tali nell’ambito di applicazione del principio della retroattività in mitius.

La riconduzione della retroattività della lex mitior in materia penale all’alveo dell’art. 3 Cost., anziché a quello dell’art. 25 co. 2 Cost., segna però anche il limite della garanzia costituzionale della quale la regola in parola costituisce espressione.

Sulla scorta di un precedente della Corte, infatti, mentre, l’irretroattività in peius della legge penale costituisce un “valore assoluto e inderogabile”, la regola della retroattività in mitius della legge penale medesima “è suscettibile di limitazioni e deroghe legittime sul piano costituzionale, ove sorrette da giustificazioni oggettivamente ragionevoli” (C. Cost., 206/2011).

Questa natura sostanzialmente “penale”, fa sì che la sanzione debba “essere considerata come una misura meramente ripristinatoria dello status quo ante, né semplicemente mirante alla prevenzione di nuovi illeciti [avendo invece una] elevatissima carica afflittiva […] destinata, nelle intenzioni del legislatore, a eccedere il valore del profitto in concreto conseguito dall’autore”.

Secondo la Consulta le sanzioni ridotte per mano del D. Lgs. 72/2015 devono trovare applicazione retroattivamente, anche nei riguardi di eventuali violazioni commesse prima dell’entrata in vigore sia delle disposizioni adottate dalla Consob, sia dello stesso D. Lgs. 72/2015, infatti “la scelta del legislatore di derogare la retroattività dei nuovi e più favorevoli quadri sanzionatori […] sacrifica irragionevolmente il diritto degli autori dell’illecito […] di vedersi applicare una sanzione proporzionata al disvalore del fatto, secondo il mutato apprezzamento del legislatore” (C. Cost., 63/2019).

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