La Corte di Giustizia dell’Unione Europea sull’intesa restrittiva della concorrenza e la responsabilità dell’impresa che ne prosegue le attività

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Secondo la Corte di Giustizia dell’Unione Europea il par. 1 dell’art. 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) “dev’essere interpretato nel senso che, in una situazione come quella di cui al procedimento principale, nella quale tutte le azioni delle società che hanno partecipato a un’intesa vietata da tale articolo sono state acquistate da altre società, che hanno dissolto tali prime società e ne hanno proseguito le attività commerciali, le società acquirenti possono essere ritenute responsabili del danno causato da tale intesa” (Causa C 724/17).

Il chiarimento della Seconda Sezione della Corte nasce da una lettura di tale norma che detta specifiche regole in materia di intese restrittive della concorrenza, stabilendo che “sono incompatibili con il mercato interno e vietati tutti gli accordi tra imprese, tutte le decisioni di associazioni di imprese e tutte le pratiche concordate che possano pregiudicare il commercio tra Stati membri e che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza all’interno del mercato interno”.

Può tuttavia accadere che l’impresa che abbia partecipato a un’intesa illecita in quanto vietata dal citato art. 101 TFUE venga acquistata da un’altra e poi liquidata perché sia quest’ultima a proseguire, in proprio, le sue attività d’impresa.

Nella causa esperita dalla città di Vantaa in Finlandia (Vantaan kaupunki) contro un’impresa operante sul mercato dell’asfalto in Finlandia (Skanska Industrial Solutions) ed altri convenuti, sorta, la Corte – riferendosi ad un’intesa sul mercato dell’asfalto che riguardava la ripartizione dei mercati, le tariffe e la presentazione di offerte per lavori a forfait attuata in Finlandia tra il 1994 e il 2002 – ha sostenuto la responsabilità delle società che hanno dato luogo a tale intesa che riguardava la sola Finlandia in pregiudizio al commercio tra gli Stati membri.

La città di Vantaa aveva, sulla scorta del giudizio di prime cure, rilevato che il diritto finlandese non prevede regole d’imputazione della responsabilità per danni causati da una violazione del diritto della concorrenza dell’Unione.

Per l’appellante, infatti, le norme sulla responsabilità civile rinvenibili nel diritto finlandese si basano sul principio secondo il quale soltanto l’ente giuridico che ha cagionato il danno è responsabile: per quanto concerne le persone giuridiche, è possibile derogare a tale principio escludendo l’autonomia della persona giuridica.

Al riguardo la Corte ha, invece, sostenuto che “qualora un ente che ha commesso [una] infrazione sia oggetto di una modifica di natura giuridica o organizzativa, tale modifica non ha necessariamente l’effetto di creare una nuova impresa esente dalla responsabilità per i comportamenti anticoncorrenziali del precedente ente se, sotto l’aspetto economico, vi è identità fra i due enti”.

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