Rapporti fra giudizio penale e civile nell’esercizio dell’azione sociale di responsabilità

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In un giudizio per regolamento di competenza avverso un’ordinanza del Tribunale di Frosinone, la Suprema Corte ha voluto chiarire la portata dell’azione sociale di responsabilità nel rapporto di interdipendenza tra processo penale e processo civile alla luce dell’art. 295 c.p.c. (Cass. Civ., 18918/2019).

Quest’ultimo prevede che il giudice disponga la sospensione del processo “in ogni caso in cui egli stesso o altro giudice deve risolvere una controversia, dalla cui definizione dipende la decisione della causa”.

Il Palazzaccio dopo aver condiviso la posizione processuale del Procuratore Generale secondo il quale in base all’attuale formulazione del combinato disposto degli artt. 75 e 652 c.p.p. il rapporto tra giudizio penale e giudizio civile è improntato ai principi di autonomia e separazione – in opposizione al previgente sistema che prevedeva una prevalenza del processo penale su quello civile – riprendendo un proprio precedente (Cass Civ., 15470/2018), ha sostenuto che “si verifica una concreta interferenza del giudicato penale nel giudizio civile di danno, che pertanto non può pervenire anticipatamente ad un esito potenzialmente difforme da quello penale in ordine alla sussistenza di uno o più dei comuni presupposti di fatto”.

La decisione della Corte, incentrata sull’esperibilità dell’azione sociale ex art. 2393 Cod. Civ., è fondata sul principio di diritto secondo il quale ove l’attore in sede civile abbia avuto “l’opportunità di costituirsi parte civile nel procedimento penale [ma abbia] liberamente scelto di non costituirsi ivi”, manchi “ogni pregiudizialità della decisione da prendersi in sede penale rispetto al giudizio civile”, allora il procedimento civile non deve essere sospeso ai sensi dell’art. 295 c.p.c., essendo tali giudizi autonomi e separati.

Tuttavia, secondo i giudici di legittimità – che hanno revocato la sospensione del giudizio e rimesso le parti dinanzi al Tribunale di Frosinone per la prosecuzione – la sospensione può aver luogo in due casi

  • “allorché l’azione civile […] sia stata proposta dopo la costituzione di parte civile in sede penale o dopo la sentenza penale di primo grado, in quanto esclusivamente in tali casi si verifica una concreta interferenza del giudicato penale nel giudizio civile di danno”;
  • se “alla commissione del reato oggetto dell’imputazione penale una norma di diritto sostanziale ricolleghi un effetto sul diritto oggetto di giudizio nel processo civile, e sempre a condizione che la sentenza che sia per essere pronunciata nel processo penale possa esplicare nel caso concreto efficacia di giudicato nel processo civile”.

Quanto sopra in continuità con la giurisprudenza consolidata della Corte, dal momento che “per rendere dipendente la decisione civile dalla definizione del giudizio penale, non basta che nei due processi rilevino gli stessi fatti, ma occorre che l’effetto giuridico dedotto nel processo civile sia collegato normativamente alla commissione del reato che è oggetto di imputazione nel giudizio penale” (Cass. Civ., n. 27787/2005; Cass. Civ., 15641/2009; Cass. Civ., 25822/2010; Cass. Civ., 6834/2017).

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