Sulla nullità selettiva contratti di investimento secondo la Cassazione

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A distanza di più di un anno dalla nota pronuncia della Suprema Corte (Cass. Civ., 898/2018) in materia dei c.d. contratti monofirma, le Sezioni Unite sono tornate a pronunciarsi in tema di forma dei contratti finanziari stabilita dall’art. 23 TUF.

Il Collegio è intervenuto a il contrasto, sorto in seno alla Prima Sezione Civile, riguardante la legittimità o meno della limitazione degli effetti derivanti dall’accertamento della nullità del contratto quadro ai soli ordini oggetto della domanda proposta dall’investitore (Cass. Civ., 28314/2019).

Secondo le Sezioni Unite, chiamate a giudicare su un fatto già oggetto di giudizio della Corte d’Appello di Brescia in second’istanza rispetto la Tribunale di Mantova, soltanto l’investitore può avvalersi della invalidità del contratto quadro per vizio di forma, con la conseguenza che gli effetti processuali e sostanziali dell’accertamento operano soltanto a suo vantaggio.

Al riguardo, infatti, gli Ermellini, hanno precisato che “l’azione rivolta a far valere la nullità di alcuni ordini di acquisto richiede l’accertamento dell’invalidità del contratto quadro. Tale accertamento ha valore di giudicato ma l’intermediario, alla luce del peculiare regime giuridico delle nullità di protezione, non può avvalersi degli effetti diretti di tale nullità e non è conseguentemente legittimato ad agire in via riconvenzionale od in via autonoma ex artt. 1422 e 2033 c.c.”.

Secondo le Sezioni unite, che hanno richiamato un precedente storico, il fondamento e la ratio delle nullità di protezione operano, tuttavia, “anche in funzione di riequilibrio effettivo endocontrattuale quando l’azione di nullità, utilizzata, come nella specie, in forma selettiva, determini esclusivamente un sacrificio economico sproporzionato nell’altra parte” (Cass. Civ., 26642/2014).

Tuttavia, quando l’azione di nullità – utilizzata in forma selettiva – determini un sacrificio economico sproporzionato all’altra parte, l’intermediario può opporre all’investitore un’eccezione idonea a paralizzare gli effetti restitutori dell’azione di nullità selettiva proposta soltanto in relazione ad alcuni ordini.

Processualmente l’eccezione sarà opponibile, nei limiti del petitum azionato, come conseguenza dell’azione di nullità, ove gli investimenti, relativi agli ordini non coinvolti dall’azione, abbiano prodotto vantaggi economici per l’investitore.

Ove il petitum sia pari od inferiore ai vantaggi conseguiti, l’effetto impeditivo dell’azione restitutoria promossa dall’investitore sarà integrale. L’effetto impeditivo sarà, invece, parziale, ove gli investimenti non colpiti dall’azione di nullità abbiano prodotto risultati positivi ma questi siano di entità inferiore al pregiudizio determinato nel petitum.

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