La Cassazione sui doveri e responsabilità degli amministratori delle SIM

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In un giudizio esperito contro la Banca d’Italia per ricorso in opposizione ad un decreto emesso dalla Corte d’Appello di Genova, la Suprema Corte si è pronunciata in materia di doveri e responsabilità degli amministratori di società di intermediazione mobiliare.

La Cassazione ha ribadito quanto già deciso dai giudici di merito evidenziando che “in base al combinato-disposto degli artt. 2392 e 2381 c.c. sussiste un dovere degli amministratori di una società di agire informati, che si articola innanzitutto nel potere-dovere di sollecitare informazioni e chiarimenti agli organi delegati” (Cass. Civ., 2201/2020).

Secondo gli Ermellini tale obbligo “è ancor più stringente in capo agli amministratori di S.I.M. in funzione della particolare rilevanza pubblicistica degli interessi in gioco” dal momento che costituisce un illecito da parte degli amministratori “il fatto di non aver attivato adeguatamente il sistema di controlli organizzativi e di assetto interno alla società ipotizzato dal legislatore proprio allo scopo di prevenire il rischio di situazioni di conflitto di interesse, di danno alla clientela o di turbamento dell’ordinario svolgimento dell’attività di intermediazione finanziaria”.

Per la Corte, che in proposito ha richiamato la propria giurisprudenza (Cass. Civ., 18683/2014), “se da un lato l’obbligo dell’intermediario di disporre procedure idonee ad assicurare l’efficiente svolgimento dei servizi di investimento richiede una modulazione rimessa alla discrezionalità dell’imprenditore, esso lo vincola però al tempo stesso all’attuazione dell’obiettivo prefigurato dalla norma primaria, con la conseguenza che se le norme regolamentari non delineano uno specifico modello ideale di procedura, ciò dipende dalla volontà del legislatore di lasciare ampia discrezionalità agli intermediari nella predisposizione in concreto delle procedure ritenute più idonee, senza che ciò possa tradursi in un limite per l’organo di vigilanza nella valutazione della congruità di tali procedure rispetto al fine delle norme che le hanno contemplate”.

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